Doppio appuntamento con l’arte contemporanea

Parole di Laura Baffi

Photo Installation view at Punta della Dogana, 2018 –

Palazzo Grassi, photography by Matteo De Fina

LIFESTYLE
18 Novembre 2018

Doppio appuntamento con l’arte contemporanea

Vi presentiamo due mostre temporanee presenti a Venezia. Veniamo ora alla collezione Pinault.

La volta scorsa abbiamo accennato all’ottimo lavoro svolto da due importanti Fondazioni attive per l’Arte nel territorio veneziano, approfondendo la Fondazione Prada, che ha sede in un’ex residenza nobile datata primi del Settecento e affacciata sul Canal Grande.
In questa seconda parte ci soffermiamo invece sulla Collezione Pinault che, in collaborazione con il Museum Folkwang di Essen, propone fino a metà dicembre 2018 la mostra collettiva “Dancing with Myself a Punta della Dogana, una struttura triangolare affacciata su due canali (Canal Grande e Canale della Giudecca) e con una particolare vista sulla Basilica del Redentore, capolavoro di Palladio che sta per l’appunto sull’isola della Giudecca. L’esposizione indaga il tema dell’autoritratto, un tema che deve molto alla pittura classica, rivisitato però in chiave contemporanea. Le opere infatti vanno dagli anni Settanta a oggi etravalicano la pittura intesa in senso classico (ci sono per lo più fotografie, video, installazioni…). Prendiamo come esempio ilcaso di Marcel Broodthaers, che “riduce” la rappresentazione di sé alle proprie iniziali “M.B.”. Un’opera che esprime una capacità di sintesi pazzesca. Il tema dell’autoritratto, apparentemente semplice, rivela spesso un contenuto complesso e ricco di rimandi ad altre tematiche: la cultura, la politica Alcuni artisti giocano sul travestimento e/o sul fraintendimento, sull’ambiguità di genere. C’è chi si autoinfligge dure rappresentazioni: Untitled di Urs Fisher, per esempio, è un autoritratto in cera che muta e si consuma col tempo. È bizzarro notare come il guardiano della sala debba prendersene cura, stando attento che l’opera stia bruciando secondo le regole. In ogni caso, che sia per ironia o per malinconia, si tratta sempre di una presa di coscienza da parte dell’artista sulla propria esistenza soggettiva e oggettiva. Felix Gonzalez-Torres accoglie il visitatore nella prima sala con una cascata di perline rosse e bianche a tutta altezza che identificano i globuli rossi e bianchi presenti nel sangue. Una soglia verso la quale siamo attratti e che siamo comunque obbligati a oltrepassare, una modalità graziosa ma al contempo fredda dirappresentazione della malattia che fu il tema centrale dell’artista, l’AIDS. Al piano superiore si assiste all’evoluzione dell’artista Cindy Sherman, dagli esordi in bianco e nero agli ultimi lavori datati 2016 in cui gli evidenti segni dell’età vogliono proprio comunicare la decadenza un po’ grottesca delle star del cinema muto a cui si ispira. La vecchiaia viene analizzata anche da John Coplans in degli autoscatti fotografici di parti del corpo selezionate. Fra tutte a lasciare maggiormente senza parole è peròl’ultima sala: non lasciatevi ingannare dall’apparenza, le maxi tele non sono delle fotografie, ma dei dipinti. Basta avvicinarsi (non troppo) per notare una a una le pennellate. Non per nulla sono opere di Rudolf Stingel, uno degli artisti italiani contemporanei più quotati.
Il biglietto vale anche un ingresso a Palazzo Grassi, dove è in corso la mostra personale Cows by the Water – Albert Oehlen e in entrambe le sedi le attività educative sono plurime. Il sabato è appuntamento fisso sia a Punta della Dogana prima (dalle 15:00),che a Palazzo Grassi dopo (dalle 16:30) con i laboratori per i bambini. Gli accompagnatori potranno beneficiare delle visite guidate, anch’esse gratuite e senza alcun bisogno di prenotazione.In caso decidiate invece di visitare Punta della Dogana senza guida fate attenzione ad attenervi al percorso indicato sulla mappa che vi verrà consegnata all’inizio per non incorrere nel rischio di perdervi qualcosa, in particolar modo la torretta ospitante le opere di Maurizio Cattelan e Damien Hirst.

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