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Marcella, ho abbandonato l’idea di perfezione

“Ogni cosa a suo tempo!” diceva mio nonno di fronte alla mia innata impazienza. Mai come in questo momento questa frase è così vera! Ho 41 anni, 3 figli, l’ultimo nato da 3 mesi. Sono una psicoterapeuta e mi occupo di psicologia perinatale.  Accompagno le donne dalla gravidanza ai primi mesi dopo il parto. Attualmente sono io a trovarmi nei primi mesi dopo il parto, impaziente di rientrare nei panni di un anno fa.

Nonostante sia la terza volta che vivo questa condizione, gravidanza e parto, quando mi guardo allo specchio riesco a vedere solo quei 10 kg in più che, come un amico fidato, non mi lasciano mai sola mentre io desidero solo che mi abbandonino.
E quindi nonostante abbia affrontato tante volte con le mamme l’argomento relativo ai cambiamenti del corpo in gravidanza e nel post gravidanza, nonostante sia una situazione -quella di avere un corpo diverso dopo il parto- che conosco, nonostante come Alice io mi sappia dare ottimi consigli, sempre come Alice poi non riesco a seguirli.

 

Lo dico da psicologa

Ed è con questa consapevolezza che scrivo la mia storia. Anche se deluderò i molti che credono che gli psicologi abbiamo la capacità di gestire qualsiasi situazione. Avere una vita perfetta, caratterizzata da relazioni idilliache con gli altri e con sé stessi, non sempre è semplice. Credo che l’onestà verso sé stessi (in primis) e verso gli altri, in un secondo momento, sia più utile di qualsiasi perfezione: è da questo sostantivo che parte la mia riflessione.

La ricerca spasmodica di un ideale irraggiungibile, ci porta sempre ad essere insoddisfatti di noi stessi, post gravidanza e non. L’altro giorno, mentre parlavo con un’amica, è arrivata la fatidica domanda: “Ma come fai a gestire tutto con 3 figli?” La mia risposta immediata è stata: “ho abbandonato l’idea di essere perfetta e tutto improvvisamente è sembrato possibile!”
Quando cominciamo ad essere meno esigenti con noi stesse, tutto diventa più facile. Non parlo soltanto dei cambiamenti fisici dopo la gravidanza, del disordine in casa, dei ritmi stressanti del lavoro. Mi riferisco a tutto ciò che ci facilita e ci mette più a nostro aggio. Troppo spesso ci poniamo delle aspettative a breve termine, quando, invece, basterebbe darci solo più tempo.

La flessibilità ci aiuta ad essere più felici e a sentirci persone valide, aumenta la nostra autostima. In questo modo anche qualche piccola insoddisfazione fisica, diventa un nuovo canone di bellezza. Questo non riduce tutto a una rassegnata accettazione di tutte le cose che nella nostra vita non ci piacciono, ma è il punto di partenza per un sano combiamento di ciò che desideriamo raggiungere nella nostra vita da un punto di vista fisico e non solo. Nessun cambiamento può nascere nell’insofferenza, nell’odio per noi stessi, nella non accettazione. Un cambiamento sano può avvenire solo in un clima amorevole e di non giudizio.

 

L’amore per noi stesse è il motore del cambiamento.
Un altro tassello fondamentale, in cui io sono un disastro, è darsi il tempo. Il tempo per amarsi o per imparare a farlo, per accettarsi, un tempo per cambiare.
Se mi soffermo a pensare che il mio corpo ha impiegato nove mesi per modificarsi e, fare spazio alla crescita di mio figlio, non posso pensare che pochi mesi siano sufficienti per ritornare al punto di partenza. Forse al punto di partenza non ci tornerò più, perché oggi non è solo il mio corpo a essere diverso, ma sono io stessa a essere cambiata. Non mi soffermerò in questa sede su quanto sia cambiata, ne su quanto la maternità sia meravigliosa e un’esperienza unica. Sono tendenzialmente troppo cinica per convincermi che quando guardo i miei figli, quei chili in più, perdono il loro peso, facendomi sentire la donna più felice del mondo.

Quei kg ci sono quando mi guardo allo specchio, quando sono sola o mi relaziono con gli altri, ci sono quando cerco di rientrare nei vestiti pre gravidanza. Ci sono e sto imparando a conoscerli. Stiamo facendo amicizia un po’ comincio ad apprezzarli e chissà che una volta che comprenderanno che io sto bene e che posso cavarmela tranquillamente anche senza di loro non decidano di abbandonarmi.

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