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Lisa, la mia rivincita

La mia storia inizia oltre trent’anni fa, quando ero una bambina
sovrappeso, ma con un bellissimo viso, o almeno così diceva la gente.
Quando stavo con le mie compagne, più esili e minute di me, provavo
sempre un senso di disagio, mi sentivo fuori luogo.
Crescendo poi sono cominciate le prime cattiverie, frasi del tipo
“sei una balena”, alle quali non sapevo né come né cosa rispondere.
Ma la domanda che mi facevo era: “Sono davvero una balena?”.

E proprio come spesso accade alle persone sovrappeso, mi sentivo
sbagliata e più cresceva questa sensazione, più mi sentivo sola e di
conseguenza mangiavo. Un paradosso, essendo figlia di due genitori
molto sportivi, e pensare che a soli 10 anni ero già più alta e pesavo
più di mia madre.
Durante l’adolescenza ho iniziato a praticare sport, riuscendo a
mantenere il peso sotto controllo, seppur sempre troppo elevato per
il mio fisico.
Con l’università sono diventata una studentessa fuori sede e si è
rifatta viva la solitudine e con essa la noia e la paura. A confortarmi
c’era sempre il cibo e i chili aumentavano inesorabilmente.
Ho avuto la fortuna di conoscere quello che sarebbe diventato mio
marito, che ha avuto la capacità di andare oltre il mio aspetto fisico,
perché gli piacevo così come ero, questa è stato anche la mia
condanna.
Gli anni passavano e io non mi volevo più bene.

Poi ho iniziato a desiderare un bambino, ma non arrivava e l’essere
sovrappeso non era certo d’aiuto.
Un bel giorno, dal nulla, improvvisamente, scattò qualcosa dentro di
me, la voglia di ribellione. Nel 2016 salii per la prima volta da anni
sulla bilancia: era il 5 maggio e pesavo centodiciassette chili.
Chi era quella donna? Non potevo essere io!
Questo gesto fu come accendere un interruttore e divenni a tutti gli
effetti la mia priorità. Iniziai un percorso con un personal trainer, lo
feci di nascosto. Incominciavo ad allenarmi prestissimo, alle cinque
della mattina, in modo che nessuno mi vedesse. Andavo in palestra
intorno alle 6.30, quando era ancora chiusa e con il personal trainer
facevo progressi quotidiani. Mesi di alimentazione sana, costanza e
sacrificio, a dicembre ero pronta a rivelare la nuova “me”.
Ottantasei chili. Trentuno in meno rispetto a quel 5 maggio.
Nel 2017 riuscii a raggiungere il mio obiettivo, pesare settantasei chili e
correre la prima Spartan race.
Finalmente mi vedevo bella, mi sentivo a mio agio, ero la donna che
volevo essere. La strada era stata lunga ma avevo raggiunto
il mio obiettivo, o perlomeno il primo della lista.

Nel 2019 è arrivata Stella, mia figlia.
Durante la gravidanza, costretta a fermarmi e a interrompere
l’attività sportiva misi ventidue chili. Mi sentivo di nuovo goffa e pesante,
ma al tempo stesso ero riuscita a ottenere tutto quello per cui così
duramente avevo lavorato.
E siamo a oggi, anno 2020: ho ancora una decina di chili dalla
gravidanza, ma sto imparando ad amarli. Ho ripreso a fare sport, con
ritmi più lenti e dolci. Mettermi in costume mi crea ancora un
profondo disagio, penso a tutto ciò che ha passato il mio corpo e
la mia mente.
Mi sento forte.
Arriverà il giorno in cui tornerò a essere come prima della
gravidanza, in forma e allenata, ma non c’è fretta.
La cosa che mi preme maggiormente è insegnare a mia figlia uno stile
di vita sano e attivo. La forma fisica non è solo una questione
estetica, ma anche di salute.

Non esiste solo la perfezione, ogni donna deve imparare ad amarsi,
a volersi bene e a prendersi cura di sé a 360 gradi.

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