Le favole di Nonna Aba

Testo di Federica Frigeri

Foto Courtesy Rosalba Spagnolo

PEOPLE
20 Gennaio 2019

Le favole di Nonna Aba

Tra favole e poesie, l’impegno dell’autrice Rosalba Spagnolo a sostegno della lotta contro i tumori

Rosalba Spagnolo è una donna curiosa e brillante. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscerla attraverso alcune domande, nelle quali ci racconta dei suoi libri di favole, ci parla delle raccolte di poesie, un mettersi a nudo e trattare del delicato tema del tumore al seno, ci descrive la sua attività di volontaria per il gruppo Più Donna, a sostegno della LILT, e ci anticipa alcuni dei mille progetti che ha in cantiere. Rosalba è una forza, impossibile da fermare!

Rosalba, o Aba, come riporta il titolo del suo ultimo libro, Le favole di Nonna Aba. Quando ha deciso di scrivere favole per bambini? Quando è nata in lei la passione per la scrittura? 

Ho sempre amato scrivere, il mio sogno era diventare giornalista, il mio mito era Oriana Fallaci. La vita ha deciso diversamente, ma l’amore per la scrittura non è passato. Una certa fantasia sbrigliata, poi, ha fatto il resto.

Il suo percorso personale e professionale ha influenzato il suo modo di scrivere?

Credo che tutte le esperienze vissute condizionino in modo importante il nostro modo di vedere e di affrontare la vita. Chi, poi, è abituato a confidare ad una pagina bianca le sue emozioni, automaticamente si ritrova a trasfondere nella scrittura quello che sente dentro.

È nella vita di tutti i giorni che trova l’ispirazione per le sue favole?

Certo. Penso che sia opportuno rimodulare il linguaggio favolistico adeguandolo ai tempi, senza però togliere quell’aura di magia che caratterizza i racconti che tanto piacciono ai bambini. Sicuramente la nascita delle mie splendide nipotine è stata determinante per farmi tirar fuori dal cassetto questi racconti che andavo compattando in un quadernino segreto di carta riciclata.

Il suo ultimo libro ha come protagonista un asino, Gaetano e una gallina, Coccodella che, al contrario dei luoghi comuni, dimostrano la loro intelligenza. Quale è il messaggio che vuole raccontare? 

Con queste favole ho voluto rivalutare due animali che, a torto, vengono considerati come l’emblema dell’ignoranza e della stupidità. “Sei un asino” e “Hai un cervello da gallina” dovrebbero essere considerati dei complimenti anziché degli insulti. L’asino ha, infatti, una grande capacità di apprendimento ed è ingiusta la fama che ha di scarsa intelligenza. Era uso comune, in passato, il copricapo con orecchie d’asino e l’appellativo di asino verso gli studenti pigri e svogliati.
La gallina, inoltre,nonostante le minuscole dimensioni del suo cervello, ha più neuroni rispetto ai mammiferi con la stessa massa cerebrale, mentre per molto tempo si è ritenuto a torto che la quantità della massa cerebrale fosse in diretto rapporto con l’intelligenza.

Quale consiglio vorrebbe dare al pubblico delle sue favole, i bambini? 

Sono una grande sostenitrice dell’importanza delle favole come strumento educativo. Oltre ai buoni messaggi che possono essere veicolati attraverso di esse, non è da sottovalutare anche l’apprendimento di nuovi vocaboli e dell’uso corretto del linguaggio. Ma soprattutto la favola è un po’ magia, ci si identifica con i protagonisti positivi, si dà sfogo alla fantasia. Perciò bambini, fatevi raccontare una favola prima di andare a dormire e poi continuate nei sogni le vostre avventure!

Oltre ad essere scrittrice di favole e poetessa, illustra i libri che pubblica, e crea anche gioielli. Quale è il fil rouge che collega queste arti?

Sono tutte arti (mamma mia che parolona!) che non conoscono confini, steccati, non sono unità chiuse, ma presentano affinità. Diverso è lo strumento della comunicazione: la parola per la poesia, il colore per il disegno, ma l’oggetto è comune, reale, fantastico, emotivo. Uguale l’impulso creativo, uguali le finalità che nascono dalla necessità di esprimersi, di tirar fuori un senso di inquietudine e di mistero. Ispirazione? Qualunque cosa sia, nasce da dentro, una molla che spinge a una continua ricerca, quale che sia l’ambito applicativo.

Pare non stia mai ferma! Cosa la spinge ad occuparsi di tutti questi ambiti?

Una certa vena artistoide che da tanto tempo cerco di convogliare in un’unica direzione, ma essendo una curiosa che ha voglia di sperimentare tante cose, mi lascio affascinare sempre da nuove esperienze. Sono passata attraverso le lampade Tiffany, la cartapesta, il disegno, il cake design, i gioielli.

Cosa c’è di diverso, per lei, tra lo scrivere favole e il comporre poesie?

È molto diverso. Le favole sono invenzione, è la penna che segue la fantasia. Pur contenendo sempre qualcosa di te, seguono proprie trame, si sviluppano dai sogni dei bambini, da storie già sentite o immaginate che contengono sempre un insegnamento, una morale. La poesia, invece, è mettere a nudo l’anima, è una necessità, un’urgenza del cuore che spinge a tirar fuori emozioni troppo grandi per restare chiuse dentro. L’e-mozione non è infatti uno stato puramente interiore, ma un movimento che porta verso l’esterno il soggetto che la prova. Può essere consolazione, esaltazione, terapia, preghiera, canto, inno alla gioia, a seconda delle emozioni che la ispirano. Nella tradizione classica le Muse sono figlie della memoria. Poesia è anche ricordo, dunque. I ricordi sono le nostre cellule, il nostro DNA e quindi non vanno rimossi ma ci aiutano a capire meglio quello che eravamo e che siamo diventati.

La sua raccolta di poesie, Più Donna, tocca il delicato tema del tumore al seno. Lei è sempre stata attiva sul campo della ricerca e della prevenzione, partecipando alla nascita del primo centro di senologia a Bergamo e devolvendo il ricavato dei suoi libri in ricerca. Pensa che la ricerca abbia fatto grandi passi avanti in questi anni?

Il tumore al seno ha portato via la mia mamma all’età di quarantadue anni, io stessa ho vissuto questa esperienza. Ho lavorato nella Sanità pubblica e mi è sembrato naturale fare tutto quello che mi è stato e che mi è possibile per aiutare le donne colpite da questa malattia, ma soprattutto la ricerca che ha fatto veramente passi da gigante ed ha consentito di sconfiggere l’Orco con interventi sempre meno demolitivi e terapie sempre più mirate.

Anche in questo caso le chiedo: quale consiglio si sente di dare alle mamme e alle donne? A suo parere, viene fatta sufficiente prevenzione? Quali pensa possano essere i mezzi di comunicazione più efficaci?

Rispondo contemporaneamente a queste domande e la ringrazio di darmi l’opportunità di sensibilizzare tutte le donne su questo argomento. A fronte di un aumento esponenziale dei casi di tumore al seno, è consolante la notizia che questo tipo di malattia ha una percentuale di guarigione pressoché totale. Il Professore Veronesi diceva che dobbiamo tendere a mortalità zero. Come si può fare? La nostra più grande alleata, quella che può farci raggiungere questo obiettivo è sicuramente la prevenzione. Oggi i mezzi ci sono. Vengono fatte campagne di screening mammografico con l’ausilio di apparecchiature molto sensibili che permettono di individuare una lesione quando non è ancora palpabile e sicuramente un tumore aggredito nella sua fase iniziale può essere sconfitto. Quindi rivolgo un accorato appello a tutte le donne affinché si sottopongano con regolarità e senza paura ai controlli consigliati secondo la fascia di età.

Sempre riguardo al libro Più Donna, questa raccolta vede inserita tra le sue pagine una prefazione del dottor Veronesi. Ci racconta come è nata questa collaborazione?

Ho conosciuto il Professore Veronesi in occasione di un concorso indetto da Europa Donna sull’esperienza del tumore al seno, in cui una mia poesia, “Solo una parte” vinse il primo premio. Il professore mi chiese se avevo scritto dell’altro e quando lesse le mie poesie che erano nate dall’incontro con alcune donne che avevano vissuto la mia stessa esperienza, mi incoraggiò a pubblicarle curandone lui stesso la prefazione. Èstato un onore per me e sono contenta di aver seguito il suo consiglio.

Lei partecipa al gruppo di volontariato “Più Donna”, che fa parte della sezione di Bergamo della LILT, la Lega Italiana Lotta ai Tumori. Quali sono le principali attività che svolgete? Come si può partecipare?

Il Gruppo Più Donna è nato nel 1995 ed è formato tutto da donne operate al seno.
Ha sede in Via Malj Tabajani, 4 presso la sede della LILT dove ci si incontra tutti i giovedì pomeriggio ed è a disposizione di chiunque abbia qualsiasi tipo di problema legato alla sua malattia. Offre alle donne la possibilità di parlare con chi ha già vissuto la stessa esperienza per condividere questo particolare momento di fragilità offrendo ascolto, sostegno, anche psicologico, aiuto e informazione sulle pratiche burocratiche. Organizza anche attività esterne soprattutto in occasione del mese di ottobre, dedicato alla prevenzione, incontri con medici specialisti, ricercatori; l’anno scorso siamo state anche a Bergamo Scienza.

Trovate qui altre informazioni sul gruppo Più Donna.

Tra i suoi progetti futuri ci sono altri libri di favole o vorrebbe provare ambiti diversi?

Le confido un segreto. Sto lavorando da tempo ad un progetto ambizioso. Essendo un’appassionata di enogastronomia, sto cercando di mettere sulla carta i collegamenti del cibo con le varie branche della cultura: cibo e letteratura, cibo e poesia, e poi storia, religione, filosofia, arte, musica, cinema … ma ogni volta che esaurisco un argomento, me ne viene in mente un altro. Chissà se porterò a termine questo libro o se resterà solo un progetto incompiuto… Ad ogni modo mi serve per approfondire dei temi che mi stanno a cuore, e poi… chissà… Una saga familiare? Sicuramente continuerò con le favole e con la poesia. Non posso smettere.

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