Quattro sorelle e il valore della famiglia

Parole di Barbara Baldin

Foto Courtesy Famiglia Marconi

 

PEOPLE
2 Agosto 2018

Quattro sorelle e il valore della famiglia

Insieme al padre e alla madre, Chiara, Giulia, Gemma e Gaia Marconi hanno fatto della loro unione il loro punto di forza

Amiche, compagne di viaggi, colleghe e anche sorelle: Chiara, Giulia, Gemma e Gaia, 12 anni fra la prima e l’ultima, sono affiatate, curiose, attente ed entusiaste. Tutte e quattro si chiamano Marconi e sono figlie di papà Marco e mamma Emanuela Sarti che – il primo ideatore, la seconda musa ispiratrice – hanno portato da Montecatini in tutto il mondo i loro prodotti Uashmama, dalla carta lavabile al tessuto, a quelli di bellezza e cura del corpo.

Una famiglia, o meglio, un’azienda a conduzione familiare che ha saputo rimanere legata alla tradizione e all’artigianalità della sua terra introducendo la giusta dose di innovazione per trasformare la materia grezza, rigorosamente ecosostenibile e naturale, in qualcosa di unico.

Tutto ha avuto inizio nel 1994 quando Gaia, la piccina allora 11enne, propose l’idea di chiamare come loro, “Le Sorelle”, il negozio che mamma Emanuela stava aprendo nella loro città natale: i primi sacchetti per il pane realizzati in carta lavabile destarono un grande interesse e da lì a poco nacque Uashmama, dedicato alle “mamme che lavano” e si prendono cura dei loro cari.

Quando l’attività ha iniziato a crescere, una a una le quattro sorelle hanno cominciato a dare il loro contributo in azienda, tanto che ora viene spontaneo identificare Uashmama con la famiglia Marconi. Non si tratta solo di un marchio, tant’è che collegandovi al sito web riceverete un invito: “Diventa parte della nostra famiglia”.

Questo termine per voi ha un significato che va oltre il concetto classico.

Assolutamente – conferma Chiara, 40 anni, la più grande delle sorelle – e ci teniamo molto a diffondere questo messaggio perché la famiglia è un punto di forza. Ne fanno parte anche le persone che lavorano con noi perché stiamo a stretto contatto tutto il giorno e perché sono parte integrante del progetto: se l’azienda sta andando bene è anche grazie a loro.

E anche chi compra un vostro articolo entra nel vostro mondo?

In pratica, acquistando uno qualsiasi dei nostri prodotti condivide le nostre scelte. E queste rispecchiano appieno il nostro stile di vita.

In che senso?

Quando pensiamo a qualcosa di nuovo da produrre partiamo da un ragionamento in prima persona: cosa mi servirebbe che non trovo? Accade in più frangenti nell’arco della giornata, fatta di tanti piccoli frammenti. E’ importante capire cosa può mancare sul mercato, quindi, se non riusciamo a scovare qualcosa che soddisfi il nostro “fabbisogno”, lo creiamo. Cerchiamo di proporre cose che ci entusiasmano e ci fanno “battere il cuore”. Per esempio, per noi il momento del ritrovarsi a tavola è molto importante e introducendo la linea dei tessuti (accessori, abbigliamento e biancheria per la casa, ndr) siamo riuscite a rispecchiare una parte della nostra vita, un frammento della nostra quotidianità.

Da cosa nasce ogni prodotto?

Ogni pezzo è studiato nei minimi particolari ed è frutto di attenta ricerca e di grande conoscenza dei materiali. Oltre all’aspetto estetico ci teniamo molto alla qualità e al valore dei nostri articoli e di tutto il processo di produzione, interamente svolto in Toscana. Quindi “entrare a far parte della nostra famiglia” vuol dire capire quella che è la nostra filosofia, che può piacere o no, ovviamente.

Che cosa è importante?

Per noi è importante far capire agli altri chi siamo davvero. Molti dei nostri prodotti portano i nostri nomi o quelli dei nostri figli o di un oggetto tipico o di un bellissimo angolo d’Italia da visitare. Sono racconti che portano con sé l’amore da cui nascono. Dietro a ogni prodotto ci sono una storia di artigianato e la valorizzazione della tradizione, ci sono la continua ricerca di nuovi materiali e la sperimentazione di nuove tecnologie da mettere a punto: nostro padre è il genio di famiglia!

E voi di cosa vi occupate?

Io mi occupo della parte creativa insieme a mio padre, della realizzazione e messa a punto dei prodotti, ma anche di comunicazione e beneficenza. Giulia, che ha 35 anni, è responsabile del marketing e della comunicazione; Gemma, 33, dell’amministrazione, mentre Gaia, che ora ne ha 28, insieme alla mamma e a Giulia cura l’immagine dei nostri punti vendita.

Chi è quella più presente in azienda?

Giulia, che ha un solo un figlio e una gestione familiare più semplice. Comunque nessuna occupa un ruolo prevalente rispetto alle altre, anche perché è sempre il vertice “madre e padre” che gestisce il tutto.

Quanta autonomia vi lasciano?

Ci danno molta fiducia e libertà, sono aperti all’ascolto di tutte le idee, al confronto e le decisioni vengo prese tenendo in considerazione le opinioni di tutti. Ovvio che l’utlima parola spetti a loro per l’esperienza che hanno e perché Uashmama è una loro creatura. Per fortuna tante volte fanno da ago della bilancia per frenare entusiasmi eccessivi!

Quanto hanno influito i vostri genitori sulla vostra decisione di lavorare nell’azienda di famiglia?

Tutto è nato in maniera spontanea, senza forzature o vincoli. La crescita di Uashmama è stata come quella di un bambino e noi ci siamo trovate ad accogliere il loro progetto dando ognuna il proprio apporto.

Chi è stata la prima?

Giulia. Si è laureata in Architettura in un ambito legato al mondo del tessuto e ha iniziato a lavorare nel settore moda collaborando con vari brand. Un giorno mio padre, che non la vedeva molto contenta, le chiese se voleva provare a lavorare con lui, lei accettò e pian piano si entusiasmò.

Io invece ho studiato Media e Giornalismo a Scienze politiche e Lettere al Dams, poi è arrivata Allegra, la mia prima figlia, e quindi ho iniziato a scrivere come freelance. A un certo punto ho sentito il desiderio di tornare a lavorare perché non riuscivo a stare con le mani in mano; l’azienda si stava ingrandendo: si sono creati spazi e così ho iniziato anche io.

Capita anche di scontrarvi?

Ovviamente, siamo una famiglia vera! In azienda ognuno ha il suo settore e poi ci sono i momenti di condivisione. La collaborazione è a 360 gradi quindi ognuno ha i suoi compiti ma, se serve, possiamo anche sostituirci a vicenda.

Quattro sorelle che lavorano insieme. Condividente anche altri momenti?
Siii, ci piace stare tutti insieme, anche se abitiamo in città diverse, per cene o ricorrenze, ma anche vacanze. Da piccole la differenza d’età incideva parecchio ma quando siamo cresciute abbiamo ritrovato un forte legame: siamo amiche, andiamo ai concerti insieme o a visitare musei, mostre.

Un mese fa per festeggiare il compleanno di Gemma siamo state a Roma ai Musei Vaticani. E siamo anche andate una settimana a Formentera, con nostra madre e tutti i bambini. Ci ritagliamo molti momenti fra sorelle e mamma, spesso con i figli, ma anche senza.

Infatti, ora non siete più solo quattro sorelle!

No no, infatti! Io ho tre figli: Allegra che ha 12 anni, Guglielmo 9 e Olivia che compirà i 2 fra qualche giorno. Giulia ha Giovanni, di 5 anni; Gemma è mamma di Gregorio, 2 anni appena compiuti, e Gaia di Ottavia, 3 anni, e Vittorio, uno e mezzo. E’ buffo perché due anni fa eravamo in dolce attesa in tre su quattro!

Come vivono questa famiglia così “intensa” i vostri rispettivi compagni di vita?

Bene. Serenamente. Ognuno di loro ha un’attività. Per esempio mio marito è avvocato civilista specializzato in diritto societario: segue anche Uashmama quando ce ne è bisogno, però non entra in questioni che non lo riguardano lavorativamente. Così come fanno anche i miei cognati: hanno il loro lavoro, separato dal nostro, ma ci sostengono e ci aiutano molto.

C’è armonia quando vi ritrovate tutti?

Sì molta, ci piace condividere, si ride molto: ogni volta è una bella festa. Andiamo tutti d’accordo e per i bambini è molto bello avere tanti cugini attorno. Anche i miei genitori ci sono sempre, ma da grandissimi lavoratori non hanno molto tempo per fare i nonni…

Che differenza c’è fra la famiglie odierne e quelle di quando siete cresciute voi?

Una volta la struttura familiare permetteva a tutti di stare tranquilli: a badare ai bambini c’erano i nonni, figura fondamentale anche per la crescita di padre e madre che andavano a lavorare. Ora i nonni lavorano a loro volta, quindi bisogna affidarsi a degli aiuti esterni e non sempre sono così validi come vorremmo. E soprattutto non fanno parte della famiglia e non hanno il loro vissuto… Secondo me ai giorni nostri se ne sente molto la mancanza: i nonni davano molta più serenità a tutti.

Quindi siete cresciute coi nonni?

Sì, ricordo questa presenza fissa per noi, punto di riferimento per i nostri genitori che facevano molto affidamento su di loro, anche quando eravamo in vacanza. Mia nonna materna Maria Pia, che ora ha 82 anni e fa la bisnonna, era super attiva e ci teneva sotto di sé come una chioccia. E poi era molto brava a cucinare! La Pia Bag è dedicata a lei.
Se ripensa a quando eravate piccole, cosa le viene in mente?

Tantissimi ricordi ma soprattutto quelli legati al cibo e alla tavola. Amiamo ritrovarci tutte insieme a colazione, come da bambine; possiamo starci anche delle ore: mia mamma apparecchia e per noi è un momento conviviale come fosse un pranzo o una cena. E’ un momento gioioso che riproponiamo nelle nostre case ai nostri figli.

Allora c’era un’abitudine particolare?

Mia mamma non è una gran cuoca, prepara alcuni piatti molto bene ma è un po’ ripetitiva. Quindi non amando cucinare, quando mio padre la sera era via per lavoro, ci mettevamo davanti alla televisione (altrimenti vietata durante la cena) con un toast e una tazza di latte e orzo: uno degli attimi che ci godevamo di più.

E’ rimasta?

A dire il vero sì: ogni tanto anche noi la proponiamo ai nostri figli, come fosse una sorta di pic-nic, e ne condividiamo subito foto o video con le sorelle proprio per rievocare le nostre cene “alternative”.

Prima ha detto che lei si occupa anche di beneficenza. In che modo?

Da due anni organizziamo a Montecatini, la città dove siamo nate e cresciute, la Uashmama Run, una camminata di 5 km più una staffetta a gruppi: tutto il ricavato è devoluto a Trisomia 21 Onlus, un’altra grande famiglia che mi sta a cuore. E’ un’associazione di partecipazione sociale che si occupa di persone con sindrome di Down o disabilità intellettiva genetica affine.

Come mai avete scelto proprio quest’associazione?

Ho conosciuto questa realtà partecipando tre anni fa a una gara di beneficenza e mi sono ritrovata fra mamme, papà, fratelli, sorelle… Erano loro che ciedevano aiuto a noi ma io mi sono sentita sostenuta da loro, dal loro amore, dalla lora gioia nell’affrontare la vita. Un anno dopo siamo riuscite a organizzare la nostra corsa.

Ricorre il tema della famiglia…

Già, la condizione della famiglia che si aiuta: se una sorella sta male arriva l’altra che la rassicura e le dà forza, ricordandole di avere una famiglia alle spalle sulla quale può contare.

Altro indizio della vostra sensibilità si scova nell’immagine dei vostri prodotti, spesso legata al verde e alle piante.
Piante e fiori ci piacciono moltissimo, ci riempiremmo la casa. E poi il verde va di pari passo con l’ecosostenibilità, che sta alla base di tutta la nostra produzione.

Quanto conta l’ambiente?

Moltissimo. Il nostro settore e la nostra scelta ci permettono di avere molto più riguardo per il nostro pianeta rispetto a realtà che utilizzano materiali dall’impatto devastante sull’ambiente.

Credo sia molto importante cercare di non essere invasivi e di non rovinare e distruggere ciò che di bello troviamo sulla Terra.

Si torna quindi al discorso iniziale legato al vostro stile di vita…

Ci piace la condizione regalata dal naturale. In Italia, poi, abbiamo molte aree belle e spontanee, come possono essere quelle invase dalla macchia mediterranea dell’Isola d’Elba. Per questo non mi piace tanto l’idea di valicare i nostri confini per trovare dei paradisi.

Anche le materie prime che utilizzate rispecchiano questo pensiero?

Cotone e lino vengono acquistati in aziende toscane e poi tessuti internamente sempre in Toscana.

Di sicuro un valore aggiunto per la vostra produzione. Altri messaggi che traspaiono dai vostri prodotti?

Spero che possa emergere il gran lavoro che c’è dietro a ogni pezzo, dallo studio progettuale alla cura dei dettagli. Non utilizziamo un logo molto evidente perché secondo noi una persona sceglie, vuole e usa una borsa o un elemento sulla propria tavola perché ha bisogno proprio di quello, perché soddisfa le sue esigenze, perché ne apprezza il valore. Non deve comprare un logo, ma fidarsi dell’azienda, sapere che dà sicurezza di qualità e propone qualcosa che si toglie dalla massa.

In casa Uashmama avete le idee molto chiare. Ci sono nuovi progetti in pentola?

Certamente, ma non cotti a puntino per poterne parlare…

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